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Paragrafo 2 . L'Umanesimo italiano ed europeo.

     
Strettamente  collegata alla realt economica  e  politica,  la  nuova
cultura trov il suo terreno ideale non tanto nelle universit, ancora
legate  alla tradizione scolastica, quanto presso le corti dei signori
e  dei  principi. A Firenze, l'interesse degli umanisti  per  la  vita
politica  e il loro diretto impegno nel governo della citt favorirono
la  diffusione  del cosiddetto "umanesimo civile",  che  ebbe  i  suoi
massimi  rappresentanti in notai-cancellieri di  formazione  retorica,
come Coluccio Salutati e Leonardo Bruni, che si appellavano al ricordo
della  repubblica romana per dare una giustificazione storica e morale
alle guerre di Firenze contro i "dittatori" Visconti.
     Favorito  dal  mecenatismo  dei  signori,  dei  principi  e   dei
pontefici,  che  garantivano agli studiosi  biblioteche  ben  fornite,
protezione  e  risorse  finanziarie,  l'Umanesimo  ebbe  i  suoi   pi
importanti  centri  di diffusione a Firenze, Milano,  Napoli,  Urbino,
Mantova  e  Ferrara.  Tra i principali umanisti si ricordano  Marsilio
Ficino, Pico della Mirandola, Poggio Bracciolini, Flavio Biondo,  Leon
Battista Alberti e Lorenzo Valla.
     Una delle opere pi rappresentative della cultura umanistica,  in
particolare  del nuovo senso critico collegato al rigore  degli  studi
filologici,  fu  quella  di  Lorenzo Valla  (1407-1457);  lo  studioso
romano,  infatti,  svel  la  falsit  del  documento  comprovante  la
cosiddetta "donazione di Costantino", con il quale il papato aveva per
secoli  legittimato  il suo domino temporale, dimostrando,  attraverso
un'accurata indagine storico-filologica, che esso risaliva ad un'epoca
molto posteriore all'et di Costantino.
     L'Umanesimo port una ventata di novit anche nel campo delle
     
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     teorie  e  delle istituzioni educative, introducendo un  rapporto
pi  aperto  fra  docente ed alunno, il rifiuto delle  punizioni,  una
maggiore variet di materie, sia letterarie che scientifiche,  con  il
fine di un sapere universalistico. Il massimo rappresentante di questo
indirizzo pedagogico fu il veneto Vittorino da Feltre (1378-1446),  il
quale,  sostenuto  dalla brillante corte dei Gonzaga,  istitu  presso
Mantova  una sorta di collegio-convitto, chiamato "Ca' Zoiosa",  nella
quale   egli   abituava  gli  allievi  ad  uno   studio   variato   ed
interdisciplinare, alternandolo alla pratica dell'esercizio fisico.
     L'influenza dell'Umanesimo fu tale da modificare perfino il  modo
di  scrivere dei contemporanei, che rifiutarono i canoni e le asperit
della  scrittura  precedente,  chiamata  in  spregio  "gotica",   cio
germanica,  sostituendola con un'altra rotondeggiante, di  derivazione
classica: l'"umanistica".
     Attraverso  una molteplicit di scambi, di canali e di  contatti,
i   valori  propugnati  dall'Umanesimo  italiano,  quali  l'importanza
dell'esperienza umana e l'utilizzazione dei testi classici nella  loro
originalit,  si  propagarono  in  molte  citt  e  corti  europee,  e
raggiunsero nel corso del Cinquecento il pi alto grado di  diffusione
e di prestigio.
     Essi  ben  si  adattarono allo spirito dei tempi ed assunsero  un
carattere universale, influenzando prestigiose personalit come quelle
dell'olandese  Erasmo  da  Rotterdam  (Geert  Geertsz,  1466-1536)   e
dell'inglese  Tommaso  Moro (Thomas More, 1478-1535),  legati  da  una
solida amicizia. Il primo fu autore di importanti trattati religiosi e
della traduzione filologica dal greco del Nuovo Testamento; ma la  sua
fama  perenne    legata  soprattutto ad  una  breve  opera  satirica,
l'Elogio della follia, in cui i vizi e l'ignoranza di tutto il mondo a
lui  contemporaneo, compreso quello ecclesiastico, vengono messi  alla
berlina e ridicolizzati. Il secondo, cancelliere del re inglese Enrico
ottavo e da questo giustiziato perch si rifiutava di riconoscerne  la
funzione  di  capo della Chiesa inglese, pubblic un'opera  intitolata
Utopia,  nella  quale  teorizz  uno  stato  ideale  che  avesse  come
obiettivo la felicit dell'uomo e si fondasse sulla tolleranza,  sulla
solidariet e su un'equa distribuzione dei beni.
     A  partire  dalla  met  del Quattrocento  l'Umanesimo  italiano,
culturalmente  e  politicamente innovativo al suo  sorgere,  perse  il
primitivo  dinamismo,  si chiuse in se stesso e  si  trasform  in  un
movimento   cortigiano.  Gli  umanisti,  esclusi  generalmente   dalle
universit,   ancora   monopolizzate  da  professori   di   tradizione
scolastica, abbandonarono l'impegno civile e si misero al servizio  di
principi  e  signori  italiani e stranieri, dei  quali  incensarono  e
assecondarono  le ambizioni, stimolandone comunque il mecenatismo.  La
loro produzione letteraria fin per diventare un'arida imitazione  dei
classici  ed una pura erudizione, ad uso esclusivo di un'lite  e  ben
lontana dalla comprensione della maggior parte dei contemporanei.
